Si può togliere la cittadinanza italiana?

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Autore: Massimo Coppin

13 settembre 2021

Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi Federico II di Napoli, esercita la professione di avvocato da circa dieci anni. È altresì mediatore presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli nonché amministratore di condominio. Svolge da quindici anni attività di docente e formatore nell’area giuridica ed economica presso istituti e centri studi pubblici e privati. Ha maturato esperienze anche nell’ambito delle risorse umane e come team leader.

Cittadinanza italiana: i casi di perdita, rinuncia e revoca.

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Dal punto di vista puramente giuridico, la cittadinanza indica l’appartenenza di una persona a uno Stato – condizione dalla quale scaturiscono diritti e doveri – ma, in un’accezione più estesa, essa simboleggia il legame con una comunità.

La cittadinanza non costituisce un elemento preminente rispetto al riconoscimento e alla tutela dei diritti di natura privatistica, e ciò soprattutto in considerazione di quanto stabilito dall’art. 16 delle “Disposizioni sulla legge in generale”, ossia che lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti ai cittadini. Ben diversa è la situazione rispetto a fondamentali diritti (come il diritto di voto e quello di ricoprire uffici pubblici), nonché doveri (come il dovere di fedeltà nei confronti dello Stato) di carattere pubblicistico i quali, evidentemente, presuppongono il possesso della

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cittadinanza italiana.

Probabilmente, anche per questo motivo, il tema della cittadinanza – e, in particolare, dell’acquisto della stessa da parte delle persone immigrate che giungono sul nostro territorio – finisce periodicamente al centro del dibattito politico. Significativo, in tal senso, è il maggiore rilievo, nel discorso pubblico, della contrapposizione tra ius soli e ius sanguinis, i quali, come vedremo, rappresentano due diverse modalità di acquisto della cittadinanza italiana. Ma si può togliere la cittadinanza italiana?

In questo articolo, parleremo dei motivi che possono portare alla perdita dello status di cittadino italiano.

Procediamo con ordine.

Come si acquista la cittadinanza italiana?

Il nostro ordinamento prevede tre criteri fondamentali per l’acquisto della cittadinanza:

Si può togliere la cittadinanza italiana?

Le ipotesi di

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perdita della cittadinanza previste dal nostro ordinamento incontrano un limite fondamentale nella norma costituzionale per la quale nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza o del nome [1]. Lo scopo di questo principio è di evitare che si possa ripetere quanto accaduto durante il fascismo, quando alcuni oppositori del regime furono privati, per l’appunto, della cittadinanza, del diritto al nome nonché della capacità giuridica.

Inoltre, la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961, che il nostro Parlamento ha ratificato soltanto nel 2015, prevede che uno Stato non possa revocare a un individuo la cittadinanza

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se, in conseguenza di tale misura, quest’ultimo si ritrovasse privo di qualsivoglia appartenenza burocratica e legislativa.

Tenendo ben presente, dunque, questi limiti di carattere costituzionale nonché derivanti dal diritto internazionale, vediamo in quali casi si può perdere la cittadinanza.

Cittadinanza italiana: perdita, rinuncia e revoca

La legge fondamentale sulla cittadinanza prevede tre ipotesi di perdita della cittadinanza, ossia:

La perdita automatica della cittadinanza si verifica quando:

Peraltro, mantiene la cittadinanza italiana colui che non ha (o non può riacquistare) la cittadinanza di un altro Stato.

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Inoltre, l’acquisto della cittadinanza di un altro Stato non comporta automaticamente la perdita di quella italiana, essendo ammessa dalla legge la cosiddetta doppia cittadinanza.

La rinuncia, invece, è consentita al soggetto:

La revoca

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della cittadinanza italiana, in quanto legata alla commissione di particolari reati, è stata introdotta dal decreto Salvini [3]. In particolare, essa presuppone che il soggetto interessato abbia acquistato la cittadinanza dopo la nascita e sia stato successivamente condannato in via definitiva:

La cittadinanza viene revocata con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno entro tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

Tale decreto è stato profondamente modificato dal Decreto Legge 130/2020, convertito nella Legge 173/2020, ma la previsione della revoca della cittadinanza italiana appena descritta è rimasta in vigore.

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